venerdì 18 agosto 2017

Recensioni in 10 righe: "Le nostre anime di notte" di Kent Haruf


Addie e Louis vivono nella immaginaria città di Holt, in Colorado. Hanno settant'anni, una vita alle spalle (dolorosa come, in modi diversi, sono dolorose tutte le vite), sono vedovi e passano la notte insieme. E' stata Addie a fare, di punto in bianco, questa proposta a Louis, suo conoscente e vicino di casa. Inizia così una grande storia di tenerezza e intimità tra due esseri umani, ancora prima che tra un uomo e una donna. L'età e l'esperienza, se si è fortunati e si conserva un po' di buonsenso, rendono sinceri e fanno capire quello che importa davvero: Addie e Louis si godono il piacere della reciproca compagnia senza lasciarsi fermare dalle voci pettegole del paese e dalle ansie malevole dei figli.
Ultimamente, lo sapete, ho un debole per i vecchi, per la visione che possono avere della vita quando di vita non ne rimane molta, quando si raggiunge la giusta prospettiva su ciò che siamo, sulle nostre debolezze e sui nostri eroismi quotidiani: questo breve romanzo rappresenta, con leggerezza e semplicità, quello che può diventare l'amore dopo le tempeste giovanili di ormoni e gelosie, dopo gli egoismi e le incomprensioni della vita adulta. 
Una lettura toccante, che vi consiglio anche se (o proprio se) siete in vacanza. 


Voto **** e 1/2

martedì 8 agosto 2017

Recensioni in 10 righe: "La trappola" di Melanie Raabe


Una scrittrice trova una sera il cadavere della sorella, ferocemente uccisa, e riesce anche a vedere il volto dell'assassino, uno sconosciuto. Traumatizzata, rimane chiusa in casa a scrivere best seller per 11 anni, da sola (ma con una connessione internet, un cane di cui non deve occuparsi e una governante; cosa che, tolto il trauma, a ben vedere è il sogno di tutti gli scrittori). Un giorno, per caso, rivede in tv l'assassino e scopre chi è: un famoso giornalista. Decide così di approntare una trappola per ottenere finalmente le prove della sua colpevolezza: descrive per filo e per segno la storia del delitto nel suo nuovo romanzo e poi convoca in casa con la scusa di un'intervista il giornalista presunto assassino. E fino a qui la storia intriga. Poi però si perde in un finale (come al solito) prevedibile e in una caratterizzazione dei personaggi che fa acqua da tutte le parti, dal punto di vista della credibilità psicologica. Leggibile, ma niente di più.

Voto ** e 1/2

sabato 5 agosto 2017

Recensioni in 10 righe: "Lettera a Léontine" di Raffaello Mastrolonardo


Devo smetterla di comprare i libri perché hanno una bella copertina e una sinossi che promette benino. In questo caso ho raccattato una storia piena di luoghi comuni, a cominciare dalla moglie cornificata che ha la nevrosi della casalinga e il filo di perle (signore amanti delle perle, sappiate che perle e corna vanno a braccetto in questo tipo di letteratura. Donna avvisata...). Il protagonista è- ahimè- pure narratore, per cui ci sorbiremo tutta in prima persona la sua tragedia. Egli, scienziato e poeta, pirata e signore, è uomo pieno di prosopopea, verboso e fintamente dolce. Dice che il vero sesso è quello a pagamento ed è convinto che la prostituta con lui goda e gliela darebbe anche gratis. Fornisce, appena ne ha l'occasione, informazioni storico-letterarie talmente banali che anche mia figlia in quinta elementare si scoccerebbe, invece lei (Leontine) si sdilinquisce e squittisce per la di lui profondissima cultura. Va da uno psicologo, poco credibile come la puttana, che glielo dà gratis, il conforto: ma questo è molto più pericoloso perché, anziché fargli capire che lei (Leontine) lo ha lasciato perché è un fedifrago e tiene già famiglia, gli dice che è troppo bello bravo figo sensibile e intelligente e le donne invece vogliono un ragioniere, possibilmente brutto e stupido, perché i poeti le spaventano. Ah. Uh. Egli (il protagonista narratore) naturalmente ci crede ed esce dalla seduta psicoanalitica a-gratis di sto Freud della mutua ancora più tronfio e rovinato di prima. Lei (Leontine) gli dà un altro appuntamento, dopo averlo lasciato, ma egli, che ha spasimato in faccia al lettore per giorni e giorni, decide di non presentarsi perché sospetta che lei abbia accettato di rivederlo per pietà e non per amore. E lui, che- ripeto- ci ha sfranto i cabbasisi per numerosissime pagine, improvvisamente ritrova la sua dignità di uomo e decide che è meglio andare a puttane, quella sera. 
In confronto i personaggi di Moccia sono dei mostri di approfondimento e coerenza psicologica. Insomma, dai, abbiate pietà.


Voto * 

mercoledì 12 luglio 2017

Recensioni in 10 righe: "Io non mi chiamo Miriam" di Majgull Axelsson


Il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno Miriam, una composta ed elegante signora svedese, dichiara alla famiglia riunita per i festeggiamenti di non essere Miriam. E' l'inizio di una sofferta ricostruzione della verità: di una vita segnata irrimediabilmente dagli orrori delle persecuzioni e dei campi di sterminio, che hanno colpito i rom oltre che gli ebrei, ma anche di un "dopo" irrigidito nella menzogna e nella paura che quegli orrori possano ripetersi. Perché la radice della discriminazione e dell'odio è negli uomini e non si è estinta, purtroppo, con la sconfitta del nazismo. Un romanzo particolare, che mescola la rievocazione storica con la narrazione e la costruzione di un personaggio interessante, forte e fragile nello stesso tempo, capace di mentire sulla propria identità per sopravvivere ma poi incapace di uscire dalla finzione, fino alla fine di quella sua vita tanto coraggiosamente preservata. Profondo.

Voto ****

mercoledì 28 giugno 2017

"Un cattivo esempio" è in libreria!


E' uscito oggi il mio romanzo "Un cattivo esempio", Kobo Editore.
Potete trovarlo in formato cartaceo su Mondadori Store, nel Mondadori Megastore di Milano Piazza Duomo e nelle altre librerie Mondadori; in formato ebook su Kobo Store.



C'è una vecchietta, c'è un fantasma. C'è una casa di sole donne (anche la gatta Palmira è femmina). Ci sono delitti e segreti come in un thriller, storie d'amore come in un romance, inverosimili stregonerie come in un fantasy, disoccupati ospedali e ospizi come se piovesse. 
Ci sono dialoghi comici in lingua simil-partenopea, una badante teledipendente di nome Irina (nata a Campobasso), un sacco di problemi seri: perché l'amore ci rende stupidi? Perché dobbiamo morire se non ne abbiamo nessuna voglia? Perché non ci accorgiamo del male che facciamo? Perché ci ostiniamo a credere che per volersi bene sia necessario avere lo stesso sangue?


Aspetto i vostri commenti e le vostre recensioni!

martedì 27 giugno 2017

Self-publishing di qualità: sette domande a Michel Franzoso di EVA (Associazione Extravergine d'autore)

Oggi parliamo con Michel Franzoso di self-publishing di qualità e dell'associazione EVA (Extravergine d'autore), di cui è presidente e fondatore.


  • Ho l’impressione che ultimamente si parli parecchio di self-publishing e che se ne parli sempre e soltanto molto male: a cosa è dovuto questo interesse crescente anche da parte degli addetti ai lavori? E, se condividi la mia impressione, perchè questa negatività assoluta? 
Convengo con te che ultimamente gli addetti ai lavori stanno guardando con più attenzione verso il mondo del self publishing, ne sono prova la ricerca promossa dall’AIE e presentata a “Più Libri Più Liberi” o anche l’intervento che la stessa AIE ci ha chiesto di fare alla fiera di Milano, o ancora concorsi come quello promosso da Kobo/Mondadori, aperto a libri self già pubblicati. Insomma, una mobilitazione che fino a qualche anno fa pareva impossibile.

Le motivazioni credo siano da ricercare nel volume che la realtà self ha assunto: non si può più ignorare l’elefante che è entrato in cristalleria.

Sul fatto che se ne parli sempre male sono d’accordo solo parzialmente. Sicuramente i lettori, quelli forti, o lo ignorano o ne parlano male: questa diffidenza è uno dei problemi più grossi del self e la sfida più grande per chi decide di affrontare professionalmente l’autoedizione.

Tra gli addetti ai lavori ne parla ancora male (con un odio viscerale, direi…) solo chi si oppone al cambiamento, chi non riesce a vedere le nuove opportunità che questa “rivoluzione popolare” offre e offrirà sempre di più, chi è ancora saldamente legato a un’idea di editoria tradizionale fissa su strade consolidate, chi vede solo i danni che l’elefante può causare ai preziosi cristalli.

Chi invece vede nell’elefante l’occasione di spazzare via il vecchio, chi distingue l’opportunità di un rivoluzione che non è più così lenta, penso ne parli più che bene. E il fatto che molti editori peschino ormai nel mare del self ne è una prova tangibile. 
  • In base alle tue esperienze, come e quanto pensi potrà svilupparsi il self-publishing in Italia, nel prossimo futuro?
Non è una domanda facile perché credo che il self sia a un bivio molto importante, che potrebbe portarlo su due strade drasticamente diverse.
Facendo un paragone calcistico, potrebbe diventare la “squadra primavera” dell’editoria tradizionale, un bacino di appassionati della penna tra cui pescare e allevare nuovi talenti. Come detto prima, succede già, quindi è facile prevedere questo sviluppo, che sarà sicuramente promosso e favorito dagli editori.
Ma un altro scenario potrebbe essere quello di un self che, un po’ come accade già nel mondo anglosassone, conquista una sua dimensione editoriale riconosciuta dai lettori, dove essere indipendente diventi sinonimo di alternativa all’editore e non di sudditanza o peggio ancora di vanità e incapacità.
Personalmente credo molto in questa seconda ipotesi, ed è quella che sponsorizziamo con Extravergine d’autore, ma perché si realizzi è necessario che gli autori self comincino a responsabilizzarsi, a lavorare con professionalità, perché solo così si può conquistare veramente la fiducia dei lettori forti. Ed è quella la chiave di tutto, è quello il bivio.


  • Spiegaci per bene il progetto “Extravergine d’autore”: come è nato, cos’è attualmente?
Extravergine d'autore è la prima vetrina web dedicata esclusivamente al self publishing, uno spazio che si pone l'obiettivo di ricoprire, nella filiera tra autore autopubblicato e lettore, il ruolo di filtro ancora mancante e che nell'editoria tradizionale è svolto dall'editore.
Nella pratica, cerchiamo talenti letterari nel self e li mettiamo in evidenza, aiutando il lettore a trovare facilmente libri di qualità superiore. L'autore selezionato dal nostro comitato di lettura ottiene una pagina sul sito e una newsletter dedicata al suo romanzo, la promozione sui nostri canali social, la possibilità di pubblicare articoli e interviste sul nostro blog. Il tutto gratis.
La scintilla che ha portato alla nascita del progetto si è accesa quasi due anni fa. Ero tornato in possesso dei diritti di pubblicazione dell'ultimo romanzo che ho scritto e avevo deciso di intraprendere seriamente la strada del self publishing, fino a quel momento soltanto sperimentata. 
Quando però ho cercato qualche sito dedicato al self per proporlo in recensione mi sono accorto che sì, di siti e blog letterari ce ne sono tanti, ma di esclusivamente dedicati al self non se ne trovavano.
Allora ho deciso: lo faccio io. Ma ho voluto fare di più, creare un sito che desse alla letteratura indipendente una dignità pari a quella dell'editoria tradizionale, attraverso l'unica arma che a mio avviso può davvero funzionare: la qualità.
  •  Sono molti gli autori che chiedono di sottoporre le loro opere alla valutazione di EVA?
Ad oggi sono più di 400 i titoli che si sono candidati per il nostro bollino di qualità attraverso la scheda di presentazione (il primo "scoglio" che ogni autore deve affrontare) e più di 300 i libri che questa prima selezione l'hanno superata e che abbiamo letto per intero.
Per scoprire quanti hanno infine ricevuto la nostra certificazione invito tutti a visitare la pagina www.extraverginedautore.it/vetrina
  •  Quali sono i generi prevalenti?
Non abbiamo stilato classifiche ma sicuramente il fantasy e il romance vanno molto forte, seguiti dalla fantascienza, dal giallo e dalla narrativa mainstream. Che se poi andiamo a vedere i sondaggi (compreso quello che stiamo portando avanti noi) sono anche i genere più frequentati dagli scrittori self.
  • Con quali criteri valutate le opere che vi vengono proposte?
Questa è una delle domande che ci fanno più spesso. La verità è che non esiste un metro di valutazione assoluto, non stiamo parlando di una scienza esatta per cui applichi una formula e ti viene fuori il risultato “libro promosso”. Magari fosse così…
Però ci sono ugualmente molti criteri oggettivi di cui teniamo conto: l’uso della lingua, la forma, la gestione della storia nel suo complesso, la costruzione dei personaggi, la credibilità dei dialoghi. Quando tutti questi elementi nel loro complesso sono ben curati, il libro si presenta bene, e soprattutto ci fa venir voglia di consigliarlo a un buon amico, allora lo inseriamo in vetrina.
Solitamente poi facciamo letture multiple, ci confrontiamo, e per essere promosso un libro deve convincere la maggior parte dei valutatori.
Nonostante tutti i nostri sforzi però, evitare il “fattore umano”, cioè la sensibilità e il gusto personale, è impossibile, e c’è sempre il rischio di scartare libri che magari il pubblico avrebbe apprezzato.
Abbiamo accettato di conviverci, e ci piacerebbe che anche gli autori che ci sottopongono i loro lavori lo facessero, che capissero quanto sarebbe più facile promuovere tutti, ma come questo non aiuterebbe il movimento indie.
  • Da poco EVA è diventata un’associazione: cosa è cambiato e quali sono i piani per il futuro?
Da un certo punto di vista tutto è rimasto come prima: chi vuole candidare il proprio testo per la nostra vetrina deve seguire la solita procedure, senza bisogno di iscriversi all’associazione e naturalmente senza spendere un solo euro. Per noi questo è un caposaldo e tale rimarrà finché Extravergine avrà vita.
Sotto altri aspetti invece è cambiato molto: ora lettori e scrittori possono entrare attivamente a far parte della nostra comunità, condividendo opinioni e talenti. Per i soci poi abbiamo previsto una serie di benefici e servizi, nell’ottica di aiutarli a migliorarsi sempre di più.
L’essere associazione poi ci apre diverse strade per proseguire i nostri obiettivi, che fin dall’inizio sono sempre stati principalmente due.
Il primo è riuscire a costruire uno spazio che sia per il lettore un punto di riferimento per gli acquisti sicuri di autori indipendenti, un’isola felice dove il lettore possa ammarare certo di trovare libri scritti e pubblicati con cura e qualità professionali.
Il secondo è creare una comunità dove scrittori e operatori del settore possano incontrarsi e lavorare insieme con l’unico obbiettivo di offrire al lettore prodotti qualitativamente paragonabili a quelli dell’editoria tradizionale, senza però perdere la propria indipendenza.

Sono traguardi ambiziosi, e la strada è ancora lunga, ma ogni giorno facciamo un piccolo passo in più e siamo fiduciosi ed entusiasti per quanto ci aspetta.
  • Michel, ti ringrazio moltissimo! E invito tutti gli autori interessati al self-publishing a seguire il progetto dell'associazione Extravergine d'Autore, sul sito  e su fb

sabato 24 giugno 2017

Recensioni in 10 righe: "Degenerati" di Amleto De Silva


Sottotitolo: Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti. Perché non si tratta di un romanzo, ma di un pamphlet, di un libretto satirico e cattivo sul tema dell'ormai inarrestabile involuzione degli esseri umani (ora "neo-scimmie") e della guasconeria alla Cyrano, che non può salvarci, né come individui né come specie, ma può "trasformare la strada verso la sconfitta in un viaggio indimenticabile". 
Quando la maggioranza imbecille, compatta e aggressiva pretende di fargli abbassare la testa per adeguarsi alla sua nullità, il guascone la testa la rialza, ci prende mazzate, soffre, ma si diverte e non rinuncia per nessun motivo all'ultimo residuo di ciò che fu umano, la dignità. Ovviamente non è necessario essere eroi per vedere l'idiozia imperante e disprezzarla: "dovremmo cominciare a disprezzare di più, e con maggior vigore." Antidepressivo, a suo modo.

Voto **** e 1/2